Il Carnevale Satrianese

Il Carnevale Satrianese, con le sue maschere tipiche, ha da tempo varcato i confini locali ed è stato inserito dall'Apt Basilicata nel Carnevale della tradizione lucana.

U Rumit
Le maschere più comuni si collegano alle tradizioni del luogo, ma sono anche ricche di antichi simbolismi non facilmente riconducibili ad un’univoca interpretazione. 

L’eremita è una maschera realizzata soltanto con tralci di edera che ricoprono completamente la persona che la indossa, è considerata una maschera rimasta immutata nella sua integrità che si collega a uno degli ultimi rituali arborei ancora presenti in regione. Si suppone, in base a racconti tramandati dagli anziani del luogo, che l’eremita raffiguri la condizione di privazione e difficoltà dell’abitante di Satriano, rimasto nel paese natio nonostante la povertà che in passato ha caratterizzato questi posti.

L’orso è una maschera costituita da pelli di pecora o di capra, che porta con sé piccoli campanacci e delle catene legate alle caviglie. Diversamente dall’eremita, che procede silenzioso, questa maschera si muove accompagnata dal rumore delle catene e dai campanacci che agita rumorosamente. Le sue sembianze, diverse dalla semplicità che contraddistingue la maschera arborea, sembrano rappresentare la situazione dell’uomo emigrato che ha trovato ricchezza e fortuna lontano dalla terra in cui è nato e vi fa ritorno rivestito di pelli pregiate.

La Quaresima è rappresentata da donne vestite di nero e, con l’aspetto che esprime una sofferenza a lungo vissuta, portano sulla testa la culla nella quale riposa il Carnevale finito. La mesta figura, che ha il compito di portare via il Carnevale, ricorda anche la difficile condizione di vita delle donne che anticamente si recavano al lavoro nei campi e portavano i loro figli nelle culle durante il lungo tragitto.

Queste maschere sembrano rivelare le verità più profonde come liberazione o espressione di una condizione subita, invece nella rappresentazione del Matrimonio Satrianese è riscontrabile un temporaneo scioglimento degli obblighi e delle gerarchie sociali per lasciar posto allo scambio dei ruoli. E’ proposta, infatti, una particolare rivisitazione della cerimonia nuziale in cui l’uomo riveste il ruolo della sposa e la donna rappresenta la parte dello sposo. Segue un allegro corteo in cui sono rappresentate le varie figure della società. Durante la cerimonia, inoltre, viene consegnato del peperoncino alla sposa, un’usanza basata su una tradizione non specificatamente agraria, ma piuttosto legata ad una tipologia di simbolo dell’abbondanza; tuttavia questa offerta ha della ritualità carnevalesca l’aspetto giocondo delle forze che richiamano la fertilità, la vitalità e la fortuna.